
"...Un'opera in cui coabitano il fiabesco e il simbolico, che include fantasia
e idea, è quella di Xavier de Maistre, intitolata Pesce ed eseguita ad acquaforte,
acquatinta e puntasecca..."
G. Da Vià - L'Ossevatore Romano 1973 |
"Formatosi alla scuola di Mario Calandri e Francesco Franco, de Maistre,
usando con perizia le varie tecniche dell'incisione, evoca - al di fuori
degli schemi di moda - un mondo fantastico e gentile".
R. Guasco - Segnalato nel Catalogo Nazionale Bolaffi della Grafica n.6
- 1976 |
"...Xavier de Maistre è in realtà un lirico visionario capace di favoleggiare
anche sui muri grigi d'una città, ridando loro un colore di sogno."
A. Dragone - La Stampa 1981 |
"... Il est assez ‚vident que ce qui sollicite surtout Xavier de Maistre,
se manifeste au travers d'un lyrism plastique où l'homme est moins acteur
que voyeur hors champ, célébrant la nature environnante, celle, en particulier,
que la tradition domaniale préserve encore des déprédations urbaines ou
des austères aménagements exigés par la productivité‚ agricole ou industrielle..."
P. Lexert - 1984 |
"... Si avverte in de Maistre un temperamento meditativo, segnato dalla
evoluzione della propria storia personale, magicamente intrecciato con gli
oggetti consueti, le foglie, le piume... Direi che in de Maistre l'incedere
delle immagini ha cadenze letterarie, narrative, quasi che questa sua "scrittura"
assuma una connotazione altamente evocativa, mai sottomessa a facili e sterili
sequenze, ma il tutto tende a divenire l'incontro tra l'artista e la natura,
le vette incontaminate, i sentieri di montagna, il silenzio della notte."
A. Mistrangelo - Stampasera 1989 |
"...La tecnica di elaborazione dell'icisione sulla lastra è un atto, solitamente,
alchemico, dove l'artista lavora, miracolosamente, quasi alla cieca. Solo
con la stampa egli vede i risultati. Questi di de Maistre sono notevoli.
Certo egli ha studiato alla scuola di Mario Calandri e di Francesco Franco.
E la sua tematica inquieta tende all'"oltre" della visione."
P. Levi - La Repubblica 1989 |
"... Questa capacità di dialogare con il silenzio è forse uno dei tratti
più propri di una cultura, come quella piemontese, più autentica, avvezza
a conservare sia pure sepolte in un segreto geloso, memorie di tutto e di
tutti, ed è uno degli aspetti più seducenti accanto all'indubbio valore
formale della poetica di Xavier de Maistre."
D. Taverna - Il nostro tempo 1989 |
"... In Xavier de Maistre ogni lancinante segno, ogni albero sul farsi
dell'inverno, ogni riscontro con la selvaggina, i declivi innevati, le case
antiche divengono la chiave di lettura di un universo che caratterizza la
sua volontà di comunicare, di fermare l'incedere di una farfalla, di camosci,
di un uccello..."
A. Mistrangelo - Stampasera 1989 |
| "...Quello che voglio sottolineare è che in questo studio nella casa di
famiglia a Villastellone, a sud di Torino, vecchia residenza del duca Laval-Montmorency,
nascono le più belle incisioni "araldiche" che mi sia capitato di vedere.
Per "araldico" intendo una precisa scelta espressiva, compiutamente fantastica
senza diventare fantasmatica: anzi, è un fantastico di piume, di animali,
di antiche dimore, in cui il fantasma del nobile antenato è diventato cosa
senza alterare la vecchia aria allegra, il rimescolio continuo delle carte
che la vita porta con sè..." A. Sartori - Archivio 1992 |
| "...I suoi principi sono tradotti, con la preziosità della tecnica, con
la spontaneità dell'invenzione e al tempo stesso con minuziose ricerche,
in acqueforti incise con sicurezza di tratto, qualche volta temperate dalla
cera molle. Nelle sue incisioni i protagonisti sono la casa antica, o palazzo,
o castello, l'albero, quercia o frassino o cedro del Libano, sempre alto,
altissimo, dominante, ed un uccello, il beccaccino, l'arzavola o il germano
reale, oppure la farfalla, simbolo di libertà..." A. Spinardi - Corriere
di Torino e Provincia 1993 |
"...un tutto da raccontare, anche se invano si cercherebbe poi, a far
da protagonista, una figura umana, albergandovi semmai interi stormi di
beccaccini in volo e le pi- svariate famiglie di uccelli, anitre e scriccioli,
poiane e colombacci, falchi e cuculi, intorno al grande cedro e alla gigantesca
ninfea immersa nel primo piano di una vasca in mezzo al parco, facendo posto
ad una solitaria farfallina nell'angolo d'un giardino nottetempo popolato
da estatici gufi dagli occhi spiritati e da impigriti barbagianni dal piumaggio
morbido e abbondante, il petto screziato di grigio... Naturalmente portato
di vivere in una serenità di spirito che sembra far tutt'uno col suo amore
per la natura, Xavier de Maistre sembra incantarsi, ogni volta, di fronte
al folto di un bosco, come all'intrico dei rami d'una vecchia quercia che
fanno da quinta o sfondo alle dimore antiche o alle intime, silenti loro
solitudini... Ognuna rivive oggi nelle sue incisioni: con quel tanto di
verità che rende riconoscibili i siti, ma soprattutto col fantasticato loro
carico di ricordi e tradizioni, di racconti e quasi l'alitar di certi spiriti,
quando capita di sentir narrare le mai dimenticate vicende di quanti le
abitarono, come a volte accade di percepire, sia pur vagamente, nelle atmosfere
che il lavoro di Xavier rende nelle sue magiche strutture segniche: dove
l'architettura rustica d'Oltralpe, dai tetti con più ripidi spioventi e
riconoscibili fogge di camini, si distingue dalle più tipiche forme nostrane,
pur diverse dall'una all'altra regione... "
A. Dragone - 1993 |
"...Sono stato a vedere dove nascono le incisioni di Xavier de Maistre,
che vive e fa arte in un grande bosco di pianura, cupo e antico, alle porte
di Torino. Gli alberi e le mura secolari parlano francese e piemontese,
come Xavier de Maistre, come la sua misteriosa ed affascinante pittura.
Perchè di pittura si tratta. Padrone di tutte le tecniche calcografiche...
è l'acquaforte la tecnica che predilige e della quale ha acquisito una tale
sicurezza da poter suonare una tastiera espressiva molto vasta. L'ho osservato
a lungo mentre s'affacendava nel suo grande studio, intirizzito dal terribile
freddo, ma raggiante di amore per le sue creature: custodie con tutti tipi
di carta, barattoli di acidi e inchiostri, stoppini di cera lunghi e strani
per affumicare, vecchie guide telefoniche dalle quali strappare fogli per
pulire le lastre, grandi torchi a ruota per imprimere la vita sulla carta,
grandi e lunghe mani felici di essere incredibilmente nere. E fuori dai
finestroni palpitanti di ragnatele, il grande bosco con gli animali, i rumori
e gli odori di sempre che Xavier de Maistre sa ancora vedere e sentire tanto
intensamente... "
R. Piccirilli - 1994 |
"Avete una casa, possibilmente in campagna, che amate in modo particolare
e volete immortalare? Rivolgetevi a Xavier de Maistre: ve ne trarrà una
magnifica incisione all'acquaforte, fedelissima, in tiratura limitata ed
esclusiva. Detto così, sembrerebbe più un annuncio pubblicitario che un
giudizio estetico. Ma il successo di questa attività di de Maistre "ritrattista
di case" dipende esclusivamente dalla sua straordinaria abilità di incisore
e dalla poesia che riesce a trasfondere in queste rievocazioni di dimore
antiche e moderne, grandiose o semplici, nude o alberate... La nostalgia
della casa come "magione avita" pervade la mente di questo artista che vuole
essere chiamato semplicemente artigiano, alla maniera dell'ottocentesco
illustratore Gonin... Conosco troppi pittori che passano tutto il loro tempo
nello "studio" a ripetere gli stessi tre o quattro prototipi per non pensare
che il fascino in più di questi fogli di de Maistre non dipenda proprio
da quel gironzolare per i campi, osservando le piante, la terra, le acque.
Gliene deriva quell"umore" che è poi in grado di "mordere" lo zinco meglio
dell'acido nitrico, dando alle erbe e ai rami la giusta inclinazione, e
a ogni piccola linea del fitto tratteggio la giusta profondità... De Maistre
è soltanto incisore, non un pittore che ogni tanto faccia dell'incisione,
e all'incisione dedica tutte le sue energie artistiche. Con Gatti, Gay,
Demo e qualche altro che ogni tanto sbuca fuori, appartiene a una scuola
e a un metodo che ha le radici mproprio in Piemonte."
B. Zancan -Torino Sette- La Stampa 1995 |
"... E lui, Xavier...si chiude nel suo studio, su un'ala laterale del
palazzo, a condurre la sua battaglia con le lastre da incidere. E' stato
allievo di Mario Calandri all'Accademia Albertina, ha sempre lavorato, da
amatore, con le punte e il bulino; e da due anni si è dedicato alla sua
passione professionalmente, con buoni risultati. Su un lato dello studio
si allineano le incisioni di animali, anatre, altri volatili, con i quali
fa le mostre. Alle spalle, ci sono i suoi veri pezzi: le grandi dimore storiche,
di illustri casati. In alto, su ogni foglio, primi piani di palazzi e parchi,
e, in basso, le prospettive, alpine o collinari, che si possono cogliere
da una balconata. "Mi sono inventato un genere - dice -. Sono stato colpito
da Gonin, che faceva incisioni di case nell'Ottocento. Si divertiva come
un pazzo perchè andava ospite dei signori. Io ho la fortuna di essere accolto
in queste case a colazione, e posso discutere con i padroni il progetto.
Loro mi dicono quale prospettiva vogliono, poi io cerco di essere un po'
creativo"... "L'incisione ha un vantaggio -spiega- consente di andare nei
dettagli fino all'inverosimile. Serve a interpretare i valori domestici..."
Lavora con la lente, la sua punta è un amo valsesiano, di quelli che i valligiani
piegano per pescare. Basta un tocco leggerissimo e segna..."
G. Calcagno - La Stampa 1995 |
"La preziosità del linguaggio grafico ( che non di rado si trasforma
in pittorico) di Xavier de Maistre è in perfetta sintonia con i suoi prospetti
di ville e castelli, con i suoi boschi, con le sue balconate: dalle quali
un immaginario personaggio ammira le scalinate d'accesso, gli archi, il
disegno delle facciate, le decorazioni, e non se ne allontana più, trattenuto
da una sensazione di beatitudine ed insieme dalla consapevolezza di poter
ripercorrere la storia di una famiglia, di una comunità, seguendo una tradizione
che è qui rappresentata da un simbolo, concreto e al tempo stesso denso
di spiritualità."
A. Spinardi 1998 |
"Mirare" è il verbo di Xavier de Maistre: è il perno lessicale, su cui
ruota ala sua poetica di straordinario incisore. Xavier mira la natura,
cioè la guarda amorosamente, e nel guardarla, la ammira. Il suo è uno sguardo
limpido e calmo. Egli possiede il dono di "lasciar gli occhi" su ciò che
affisa: perché ha, con l'oggetto del suo sguardo, un rapporto di affettuosa
indulgenza ( in alcuni casi, mite: ma codesta complicità non gli vieta affatto
lo stupore, l'incantamento. E ciò spiega certe sue attonite fissità, anche
su particolari minori e minimi della visione: bisogna intenderli, e accettarli,
come istanti di una pudica, anche se tutta laica, contemplazione."
G. Davico Bonino 1998
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