Una stampa d'arte "originale" è tale in quanto l'artista ha espressamente realizzato la matrice ai fini del risultato di stampa; la matrice cioè non è un'opera finita che poi viene riprodotta, bensì solo un mezzo per realizzare l'opera sul foglio, che quindi viene definito "originale".
La matrice, una lastra di metallo (zinco, rame, ferro, ecc.) nel caso della calcografia, viene incisa mediante tecniche che possono essere di tipo "diretto" (l'attrezzo guidato dalla mano dell'artista opera direttamente sul metallo) come il bulino, la puntasecca, la maniera nera o il punzone, oppure di tipo "indiretto" (l'artista opera incidendo la superficie di cera che precedentemente ha steso sul metallo e che lo proteggerà nei punti non "operati" allorché verrà... immerso in acido) come l'acquaforte (da aquafortis, termine medioevale per definire l'acido nitrico diluito), i vari tipi di acquatinta, l'ossidazione, la vernice molle, ecc.

L'acquaforte è la tecnica che Xavier de Maistre predilige.

La stampa si ottiene inchiostrando a mano i segni scavati dall'artista ("scavi" a profondità spesso variabili per ottenere variazioni tonali) e pulendo quindi accuratamente le superfici non incise (tutto ciò ad ogni copia). La matrice così preparata viene quindi "pressata", mediante l'uso di un torchio calcografico a stella, contro il foglio precedentemente inumidito (preziose carte idonee allo scopo della resa in stampa ma anche a quello della conservazione nel tempo).
La forte pressione che il torchio esercita sui segni talvolta delicati che l'artista ha inciso, comporta un decadimento della matrice e quindi una tiratura molto limitata di esemplari.

L'asciugatura dei fogli stampati, per evitare fastidiose ondulazioni della carta, avviene in pressione fra cartoni vegetali e dura diversi giorni a seconda del formato. Al termine dell'asciugatura ogni foglio viene numerato e firmato dall'artista, in taluni casi timbrato a secco dallo stampatore.

La numerazione è costituita da due numeri: il primo definisce la progressione degli esemplari e il secondo corrisponde al totale delle copie stampate.

La matrice infine, a garanzia del numero di copie dichiarato, viene distrutta oppure "biffata", resa cioè inservibile alla stampa mediante l'aggiunta di un segno fortemente inciso.

Xavier de Maistre esegue su ordinazione ritratti di case all’acquaforte. Chi lo desidera può rivolgersi all’autore per utilizzare la copia stampata, dalla quale si possono ottenere con procedimento tipografico cartoline, carta dal lettere, biglietti da visita, di invito o di auguri, etichette per l’olio o per il vino etc...

La sua passione per la natura gli dà lo spunto per realizzare soggetti quali animali, alberi e paesaggi.

 

 

 

Primo passo: “ IL CONTATTO”

“Caro Xavier, mi piacerebbe che tu realizzassi un’acquaforte della mia casa. Vorrei più esemplari, di modo da regalarne una copia a ciascuno dei miei figli, magari ai nipoti, e a qualche caro amico.
Vorrei averne anche alcune copie da scambiare con qualcuno che ha già la sua casa ritratta da te.
Terrei una copia per me, la prima copia!
E’ una vecchia casa di famiglia e tu potresti, con l’incisione, farmi anche qualche restauro…”

Secondo passo: “LA DIMORA”

Vado a vedere la casa.
E’molto interessante, è viva, vissuta, ha il carattere del suo proprietario.
Faccio quattro passi e vedo, oltre la dimora, il giardino, un bosco con alberi secolari, e immagino i suoi abitanti selvatici nascosti. Qualcuno per un attimo si mostra: la ghiandaia, il pettirosso, cinciallegre e cinciarelle … scatto qualche fotografia che mi servirà per il lavoro.

Terzo passo: “LA LASTRA DI ZINCO”

Nel mio studio preparo la lastra.
Prima la devo sgrassare bene con polvere di ammoniaca.
Poi , con un rullo, a caldo, la ricopro di una cera speciale che distendo in uno strato sottile, per renderla uniforme.
Alla fine la annerisco, capovolgendola, con il nerofumo di una candela.
Il risultato è un rettangolo nero come la pece.
Il primo effetto che fa la lastra così nera è: panico.
Vengono poi i vari pensieri della composizione che voglio realizzare e che mi devono portare all’idea del risultato finale.
Devo pensare la dimora in modo speculare, perché sia poi nel verso giusto una volta stampata.
Penso anche alle varie tonalità, che vanno dal nero assoluto al grigio chiarissimo, che dovrò ottenere con i bagni di acido nitrico.
Inserire poi un animaletto significa studiarne bene la posizione, la forma, insomma l’anatomia.

Quarto passo: “LA GRANDE AVVENTURA”

Così, con dei riporti di grafìte sulla cera per avere la traccia della giusta prospettiva, inizia la grande avventura che durerà circa un mese.
Quando con una punta sottile (un ago, uno spillo, una punta di grammofono) incomincio a disegnare sulla cera, il panico cessa.
Il segno scopre lo zinco che c’è sotto la cera, ed è lo zinco che sarà inciso dall’acido nitrico quando farò i bagni, non la cera.
Inizio il lavoro dalle parti scure: persiane, grondaie, le parti in ombra, i tronchi degli alberi …
Immergo la lastra nell’acido per un certo tempo, che ho imparato a calcolare a occhio, poi la tolgo, la lavo nell’acqua e continuo l’incisione con parti più chiare.
E così via: ripeto l’operazione tante volte quante mi sembrano necessarie per creare le sfumature necessarie dei grigi.
Devo calcolare che , se per ottenere i neri assoluti è necessario un bagno nell’acido della durata di 30 minuti, in questo tempo devono rientrare anche tutte le altre tonalità, il grigio scuro, il grigio, il meno grigio, il segno chiaro e quello chiarissimo, che durerà 5 secondi .
Lavoro con questo senso di incertezza per un mese senza sapere esattamente quale sarà il risultato, finché non farò la prima prova di stampa.
Allora se tutto andrà bene avverrà il miracolo della perfetta corrispondenza, senza il minimo errore, fra l’intenzione e la realizzazione.