Xavier de Maistre

Incisioni all'acquaforte

Parlando dell'incisione, a cura di Paolo Levi

April 19, 2016

 

PARLANDO DELL’INCISIONE - che si basa sulla capacità di operare su una lastra metallica con un dise- gno, per così dire, al negativo, al fine di poterlo trasferire sulla carta, in tirature al torchio numerate e fir- mate - si può risalire a momenti irripetibili, e citare Maestri come Dürer, Tiepolo, Piranesi, Canaletto. La

tecnica incisoria, che è molto antica e che precede e presiede alla stampa a caratteri mobili - il cui inventore Güttemberg aveva preso le mosse, per la sua innovazione tecnologica, proprio dai grandi maestri che illustravano con le loro incisioni i preziosi volumi manoscritti - richiede capacità del tutto particolari, e una conoscenza magi- strale degli strumenti espressivi necessari a metterla in atto. Lo strumento espressivo si basa sull’applicazione meti- colosa del segno, che deve essere funzionale a un effetto finale mai del tutto prevedibile, e praticamente impossibi- le da correggere. L’attenzione nella fase progettuale e preparatoria, e quindi nelle operazioni successive dall’inchio- strazione della lastra, fino alla tiratura, deve essere calibrata e chirurgica. Fino a un passato ancora relativamente recente, artisti gloriosi come Delacroix e Daumier, fino a Bonnard e Picasso, avevano tenuto alto il prestigio della pratica dell’incisione. Ma alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, anche i migliori artisti subirono il tracol- lo del mercato, causato in parte dall’inflazione produttiva collegata ai nuovi processi di riproduzione fotografica, ma soprattutto dall’incapacità del pubblico di apprezzare le differenze fra l’incisore tradizionale e le tecniche seriali ad alta tiratura. Uno dopo l’altro, gli artisti migliori cominciarono a gettare la spugna, preferendo dedicarsi ai pezzi unici come l’olio, l'acquarello o la tecnica mista.

A Xavier de Maistre, vanno riconosciute doti eroiche, per aver voluto continuare, senza esclusioni e compro- messi, quella straordinaria tradizione.

La storia di questo maestro dell’acquaforte corrisponde a un percorso di pensieri estetici che diventano segni cal- cografici. Quanto mai cosciente dell’importanza della diffusione dell’immagine incisa, il suo lavoro ha caratteristi- che che ben poco hanno da spartire con il consumo dei prodotti d’arte del nostro tempo.

Aristocratico non solo per il nome che porta, essendo discendente di Joseph, fratello di quel Xavier de Maistre che fu autore del Voyage autour de ma chambre, egli ha scelto di evitare qualunque coinvolgimento con le tipologie seriali tipiche della Pop Art, di cui è stato profeta Andy Warhol. Qualunque paragone è in realtà impossibile, ma consente di misurare l’abisso che separa de Maistre con quell’idea dell’arte che si rivolgeva, nel bene e nel male, al consumismo di massa.

Piuttosto egli risponde, del tutto solitario, a un impulso pensoso, che si traduce nella trepidazione luministica dei suoi fogli, e che arriva a toccare, nella sua oggettività antiretorica, risultati metafisici. Tutto questo ci mette nelle condizioni di accogliere con ammirazione l’efficacia intimistica di una poetica, che rinsalda un patto di con- tinuità con la tradizione, e dove incantevoli presenze figurali, del tutto insolite sono le tappe di un viaggio di sogno nella natura.

Xavier de Maistre ama trascrivere un universo mentale popolato di strutture architettoniche circondate dall’ar- monia di un habitat naturale di assoluta precisione, che ricorda le tavole scientifiche settecentesche, differenzian- dosi nettamente dai segni guizzanti di un Bartolini, o umili di un Cino Bozzetti, e trattenendo la gestualità nel rigo- re compositivo appreso dalla preziosissima lezione dei suoi maestri dell’Accademia Albertina di Torino, Mario Calandri e Francesco Franco.

I suoi lavori nascono nel raccoglimento, approfondendo stimoli del tutto mentali, assecondando un gusto visio- nario grazie al quale si materializza una raffigurazione spesso fatta di sottintesi, che rinuncia all’avventura espressi-va, per accedere a una riscrittura di un reale possibile. Egli opera in un contesto competitivo col mondo, che capta e incanala tramite un segno che rimodella e seleziona. Per parafrasare Eugenio Montale, de Maistre sembra voglia soprattutto raffigurare l’anello che non tiene, ovvero l’inafferrabile leggerezza dell’indicibile, dove i segni innumere- voli applicati alla lastra si coniugano come un alfabeto misteriosamente esplicito nel loro insieme, ma impossibile da tradurre in significati correnti. Con le buone ragioni della sua grande raffinatezza, de Maistre vive nell’interiori- tà il mondo che lo circonda, rispettando le convenzioni dell’arte incisoria e nel convincimento che solo quel mezzo può rivelare il silenzio senza fare appello alla retorica della provvisorietà. Le incisioni di de Maistre sono di un rigoroso bianco e nero, a cui sovente fanno da contrappunto cromie che non profanano mai l’artificio ottico. In questo vocabolario dove è ben impressa una dotta certezza del visibile, egli sa definire gli spazi, i ruoli narrativi dei palazzi e dei castelli raffigurati, il ricamo della natura circostante, il volo degli uccelli. Di questi ultimi Xavier de Maistre esibisce, in una descrizione scientifica leggibile e di grande accat- tivante bellezza, le verità di un dialogo amoroso che si svolge nel lessico differenziato degli occhi e delle piume. Quando poi lo sguardo dell’artista si distende su misteriose dimore secolari, emerge la gioia trasognata di un’evocazione, la magia di un incontro con un altrove forse ancora possibile. Se da una parte è sin troppo facile collegare Xavier de Maistre a una tradizione consolidata, è ben più comples- sa la decifrazione della fatica espressiva a cui egli si applica e della leggerezza esecutiva che solo l’alto virtuosismo riesce a simulare. Nella loro apparente chiarezza queste immagini necessitano infatti di un’interpretazione filologi- ca, in quanto contengono un’elaborazione ben più complessa di un disegno dal vero tracciato da una matita da un carboncino. La libertà del tracciato manuale è del tutto esclusa da questa compilazione minuziosa, che deve com- porre una stesura sinfonica fatta solo di segni, senza possibilità di accedere direttamente alla sfumatura, e ottenen- do gli effetti cromatici e volumetrici unicamente con le morsure dell’acido nitrico. Solo dopo la stampa sarà possi- bile conoscere il risultato di questo lavorìo senza compromessi, e quando dal risultato sulla carta della scrittura inci- soria sarà possibile apprezzare finalmente il lavoro dell’artista, l’insieme dei valori segnici assumerà la parvenza di una trama pittorica. E soprattutto rivelerà che si è avverato il miracolo della perfetta corrispondenza, senza il mini- mo errore, fra l’intenzione e la realizzazione.

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